Che cos’è il Terzo Paradiso?

È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altro genere di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura. Terzo Paradiso significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzi tutto ri-formare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune. Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa “giardino protetto”. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita. Il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, è composto da tre cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità. (Michelangelo Pistoletto, 2003)

STORIA DEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO

Verso il 1215 risulta che San Francesco sia venuto in Ascoli visitando i vari conventi in compagnia di fra Masso e Angelo Tancredi. L’accoglienza favorevole di S. Francesco in Ascoli è testimoniata sia dal fatto che ben trenta giovani tra chierici e laici presero dalle stesse mani del santo l’abito francescano, sia che in quell’epoca nella zona sorsero diversi conventi francescani tra cui quello del  castello  di  Venarotta,  sulla  collina  dove  si  trova  l’attuale  Cimitero.

Questo  luogo  era  un  po’“l’Olimpo” poiché in epoca romana vi sorgeva il tempio dedicato a Venere. Per molti secoli fu luogo d’eremitaggio  organizzato  in  oratori  e  piccole  celle  dove  si  pregava.  Secondo  un’altra  versione sarebbe lo stesso santo d’Assisi a fondare il convento e la relativa Chiesa. Nel libro delle memorie dell’Archivio parrocchiale di Venarotta, scritto nel 1737 dall’abate Pietro Emidio Massini, si legge: “In un primo luogo deve notarsi che la Chiesa di S. Francesco istesso, ut ab antiquis traditur e di prima  fu  parrocchia,  come si  riconosce  in  alcune  antiche  memori.  E’  Chiesa  ancora  consacrata come  si  vede  dall’altare  maggiore,  la  mensa  del  quale  intera,  come  anche  nella  parte  laterale verso abitato si può riconoscere da alcune antiche croci rosse”. Secondo il Veramonti svolsero il noviziato due francescani, i frati Felice Peretti e Girolamo d’Ascoli, futuri pontefici con i nomi di Nicolò IV e Sisto V. Nel 1289, il Papa Nicolò IV, francescano ed ascolano, inviò a tutti i conventi francescani d’Ascoli, un frammento del Santo Legno della Croce di Cristo che fu inserito in una Croce d’argento e, più tardi (nel 1585) custodito in un Reliquiario donato da Papa Sisto V.

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